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Nell'anno in cui anche Cristo sta a casa cinquanta immagini per la nostra memoria.

Di Nonuccio Anselmo, tratto dal blog "il cuore e il leone"  04 aprile 2020

Ci sono immagini stampate nella mente, nel cuore. Ed è un bene, specialmente se queste immagini fanno ormai parte del dna di una comunità. Per questo pubblico una cinquantina di fotografie dei nostri riti pasquali che ho scattato nel corso degli anni. Per richiamare alla mente i fotogrammi che ciascuno ha conservate nei posti più reconditi del proprio io. E’ un po' l’effetto vecchia canzone: appena ne avverti le prime note, si ripropone un’intera epoca.Di queste immagini c’è bisogno perché le tre o quattro generazioni che si sono susseguite dal 1940 ad oggi, cioè negli ultimi ottant’anni, in questo 2020 saranno orfane. Hanno avuto ogni primavera un appuntamento fisso e privilegiato con i riti della nostra Pasqua. Con l’orecchio al contrappunto sonoro dei “quarti” e delle “maschiate”, hanno tessuto il giovedì sera tutto il paese per visitare i sepolcri, hanno gremito la matrice il venerdì mattina per l’adorazione della croce, hanno seguito il Cristo nel lenzuolo su fino al Calvario, hanno atteso nel freddo la deposizione, si sono assiepate nella piazzetta di Santo Nicolò per salutare l’Addolorata e assistere all’inizio della processione, hanno percorso le vie del paese con le torce in mano, si sono chinate a baciare i piedi del Cristo morto nella cappella dell’ospedale, hanno riempito le chiese per cantare l’alleluia della resurrezione, hanno affollato la piazzetta dell’Addolorata per pregare con i due angioletti che scendevano a porre nella gloria la corona in capo alla Vergine dei sette dolori.Quest’anno la nostra primavera si gioca sulle privazioni e sui tentativi di alleviare i bisogni di chi è più debole, e su questo torneremo poi, per il resto saremo orfani, e l’appuntamento consueto non ci sarà ed è un fatto dirompente, perché nel corso di sei secoli, ciò è accaduto rarissime volte e quelli storicamente documentati sono tre. Ma quest’anno il vuoto è ancora più rigido. Perché anche le chiese saranno chiuse e ai riti si potrà assistere solo grazie a quella ogni tanto vituperata scatola che si chiama televisione, che si accenderà, grazie alle trasmissioni in streaming, anche nei piccoli centri e a Corleone grazie anche alle trasmissioni di Teleoccidente programmate dal Comitato per il Venerdì santo. Sarà anche questo un modo per spiegare al covid 19 che alla fine vinceremo, che “andrà tutto bene”, pur tra dolori e lutti.Speriamo di rifarci il prossimo anno o magari prima, se l’indicazione del Vaticano per un eventuale spostamento dei riti pubblici il 14 e 15 settembre – feste della Croce e dell’Addolorata – venisse accolta. Intanto spero che queste foto – assieme alle altre centinaia che in questi giorni sono pubblicate – possano aiutare la memoria e una preghiera.

foto di Nonuccio Anselmo 

 


foto Nonuccio Anselmo




foto Nonuccio Anselmo





foto Nonuccio Anselmo







foto Nonuccio Anselmo




Corleone: i Riti della Settimana Santa 2020

Corleone Dialogos, martedi 07 aprile 2020

La programmazione dei Riti della Settimana Santa 2020, iniziata già nel mese di febbraio, si è protratta fino ad oggi che siamo al Lunedì Santo perché fino all’ultimo abbiamo cercato soluzioni e alternative conseguenti all’evoluzione della pandemia di Coronavirus; ad esempio fino all’ultimo abbiamo provato a ottenere le autorizzazioni necessarie per lo “sparo del quarto” presso la casa dei maschi, in quanto riteniamo che fosse stato un segnale importante per le giornate del Giovedì e Venerdì santo; l’attività lavorativa necessaria purtroppo non è inserita tra le “attività essenziali” del DPCM 11 marzo 2020 e quindi non è stata autorizzata. 
Oggi abbiamo definito il programma rispettando le direttive del Governo Nazionale inerenti la pandemia di Coronavirus e le conseguenti indicazioni del nostro Vescovo mons. Pennisi. 
Abbiamo quindi pensato che l’organizzazione dovesse essere volta al servizio verso tutti coloro che sentono e seguono i riti della Settimana Santa a Corleone; ci auguriamo che i Riti possano essere apprezzati e seguiti anche da tutti coloro che quest’anno per la prima volta ne prenderanno consapevolezza.
In particolare l’obiettivo che ci siamo posti è quello di fornire a tutti la possibilità di seguire in diretta le funzioni del Triduo Pasquale in chiesa Madre in adempimento alla direttiva del Vescovo del 27 marzo 2020 “ ….. i fedeli siano invitati a unirsi alla preghiera nelle proprie abitazioni, anche grazie alla trasmissione in diretta dei vari momenti celebrativi e alla valorizzazione di sussidi curati per la preghiera familiare e personale …. ” e conseguentemente alla impossibilità di celebrare funzioni con la presenza di fedeli, salvo le persone necessarie allo svolgimento di servizi essenziali alle Celebrazioni.
Saranno quindi trasmessi in diretta anche alcuni momenti suggestivi e unici che probabilmente saranno effettuati solo quest’anno, come “l’omelia ai piedi della croce” che si svolgerà in Chiesa madre e l’orazione nella cappella dell’ospedale dei Bianchi per la simbolica reposizione di Cristo nel sepolcro.
Verranno infine trasmessi in diretta la via crucis il Venerdì Santo sera e la cerimonia di incoronazione di Maria Ss.ma Addolorata la Domenica di Pasqua Il presso l’omonimo santuario.
Oltre questo sarà dato spazio anche all’aspetto più tradizionale e storico mediante la trasmissione su TELEOCCIDENTE di un “film documentario” sul Venerdì Santo realizzato dallo storico e giornalista Nonuccio Anselmo.
Siamo certi che la Settimana Santa 2020 resterà comunque nella storia non solo per l’emergenza coronavirus, ma, speriamo, per una diversa consapevolezza che tutti acquisiremo  dei Riti e per la maggiore spiritualità con cui saranno Vissuti.
Nella certezza che dopo la morte di Cristo c’è la Resurrezione Sua e di tutti noi, vi auguriamo una
SANTA PASQUA DI RESURREZIONE
Corleone 5 Aprile 2020                                                                    Il Presidente del Comitato
   Don Vincenzo Pizzitola

Anche il nostro Cristo crocifisso resta a casa Annullati i Riti del Venerdì a Santo.

Dopo la pubblicazione della nota da parte della segreteria del Vaticano, lo storico Nonuccio Anselmo, autore del libro " Mezzo millennio di passione ", ripercorre la storia degli eventi relativi alle sospensioni del Venerdì Santo a Corleone nel corso dei secoli.

dal blog il cuore e il leone- di Nonuccio Anselmo 14 marzo 2020

 

In quest’anno del Signore 2020, anche il nostro Cristo della croce starà a casa il Venerdì santo. Non solo per le note restrizioni, ma anche per evitare che tutto il paese si raduni in un solo luogo, come avviene ogni anno, alzando in maniera esponenziale i rischi di trasmissione del virus, il Comitato per il Venerdì santo ha deciso di cancellare i riti della Pasqua. C’è, come sempre, un piccolo ferro dietro la porta: “se la situazione non cambierà”. Ma, salvo miracoli, è proprio difficile che la situazione possa cambiare. Fino al 3 aprile, tra l’altro, è in vigore il decreto governativo che prevede tutte le restrizioni del momento. Il venerdì santo cade esattamente sette giorni dopo.

L’unica cosa che ricorderà i centenari riti corleonesi sarà l’esplosione dei mortaretti sulla montagna ogni quarto d’ora. All’effetto sonoro, infatti, sarà affidato il compito di ricordare la Passione di Cristo che caratterizza il paese. Una scelta perfetta, perché quei botti hanno una cadenza dettata da una precisa partitura. Con la maschiata di mezzogiorno, i “quarti” (per questo si chiamavano così) sostituivano i rintocchi dell’orologio per i contadini nei campi e per le donne a casa quando possedere un orologio era affare da ricchi.

Poi, seguivano i momenti della salita al Calvario, con le esplosioni a coppia e della crocifissione, della morte del Signore e della deposizione segnati da altrettante maschiate, mentre altre batterie avvisavano dell’uscita e del rientro a casa di Maria Addolorata. Quel racconto sonoro servirà a fare rivivere virtualmente i centenari riti.

L’annullamento della crocifissione sul Calvario, dove “tante fiate” è stata rinnovata la croce, della processione del Cristo e della Bella Madre, con il baciapiedi finale, è un fatto che andrà a sedimentarsi – col corona virus – sui libri di storia. Infatti, per raccontare la sospensione di questi riti dal Quattrocento ad oggi, basta appena mezza mano. L’ultima volta fu un’ottantina d’anni fa, durante l’ultima guerra mondiale, quando tanti giovani erano al fronte, tanti erano gli sfollati e tantissimi erano i dolori, i lutti e le tragedie. Ma allora, anche se non ci furono le proiezioni esterne, la crocifissione del nostro Cristo fu celebrata nella chiesa madre, dove, davanti al portone principale chiuso, fu issata la croce. Ma nell’anno del contagio, anche questa mezza misura non ci sarà. Perché sono stati vietati pure i raduni di carattere religioso. Il nostro Cristo resterà nella sua cassa in attesa di tempi migliori.

Altre tre date sono rimaste nella storia, tutte concentrate nell’Ottocento e legate al siluramento della dinastia Borbone e del Regno delle Due Sicilie. Una prima sospensione avvenne per i moti antecedenti lo sbarco dei Mille. Il re temeva che quei cappucci potessero dare man forte ai rivoluzionari. Forse non aveva idea che la manovra per farlo fuori avesse un respiro internazionale, o forse sì. Ma tra le vittime ci furono anche i cappucci dei “fratelli”, esattamente come ai tempi dell’emergenza mafiosa, quando si ritenne che avrebbero potuto fare un favore ai killer, che invece spiegarono d’essere in grado anche di fare esplodere un’autostrada senza travisamenti.

Sempre all’arrivo di Garibaldi è legata la seconda sospensione, che certamente dovette durare almeno un paio d’anni. Nel 1863, quando i riti tornarono, un documento dei Bianchi recitava: “Per i nostri peccati da più anni ci ha Iddio privati di questi dolcissimi conforti vietandosi sì toccanti funzioni e bella processione dal governo attuale,”

Tra l’altro, questo tra il 1860 e il 1863, è un importante spartiacque nella struttura dei riti corleonesi. Prima della sosta, ci fu il momento di maggiore splendore, con tutti gli elementi che li caratterizzavano. Ma non c’era ancora la statua dell’Addolorata protagonista della processione serale. C’era però ancora la “recitazione”. Erano dei quadri di teatro sacro che scandivano la giornata. Non si sa quale fosse il testo recitato, probabilmente, come si usava e si usa in molti comuni, uno stralcio de “Il riscatto di Adamo” dell’Orioles. Certamente c’erano almeno tre scene. Due recitate sotto la croce dagli attori che impersonavano la Madonna e San Giovanni; un’altra prima di tornare al Calvario per la deposizione, sulla scena costruita in piazza, che rappresentava il pretorio di Pilato, in cui Giovanni D’Arimatea chiedeva il permesso di recuperare il corpo del condannato. Alla ripresa dei riti, nel 1863, di tutto ciò non c’era più traccia e l’attrice che impersonava la Madonna era stata sostituita dalla statua dell’Addolorata, realizzata a metà del Setecento, che nella processione aveva trovato il suo importantissimo ruolo.

L’ultima sospensione di cui si ha notizia è del 1877, quando al governo era da poco arrivata la Sinistra con Agostino Depretis. Lo sappiamo perché, come di consueto, l’8 marzo era stata presentata la richiesta di autorizzazione per la processione. Ma il sindaco aveva comunicato che il sottoprefetto aveva manifestato il “non potersi dar corso perché solo permessa la processione del patrono”. Evidentemente, in quegli anni c’era stata una stretta alle processioni religiose e si dava il via a una sola per ogni paese, quella del patrono.

Ci voleva il covid-19 per una replica che certamente resterà nei libri di storia locale. L’augurio, naturalmente, è di poterci rifare il prossimo anno.

http://nonuccioanselmo.wixsite.com/ilcuoreeilleone/single-post/2020/03/14/Anche-il-nostro-Cristo-resta-a-casa-Annullati-i-riti-del-Venerd%C3%AC-santo

 

 


La Settimana Santa di Corleone riconosciuta “Eredità immateriale della Sicilia”

Il Gazzettino di Sicilia- lunedì 2 aprile 2018- Dario Fidora

La Settimana Santa di Corleone è stata inserita nel REI, il Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia. Un prestigioso riconoscimento per la comunità e il territorio di Corleone. La Commissione, istituita presso l’assessorato regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana, nella seduta dello scorso 28 marzo ha accolto la richiesta del “Comitato Venerdì Santo a Corleone”. La notizia è stata resa nota dal presidente del Comitato don Vincenzo Pizzitola, al termine della messa in Cena Domini, alla presenza di tutti i rappresentanti delle Confraternite.
La Commissione per le eredità immateriali ha ritenuto la “Settimana Santa di Corleone” una preziosa testimonianza di un culto ancora attivo in Sicilia e largamente partecipato dalla comunità locale. I riti pasquali di Corleone sono tra i più antichi in Sicilia, avendo origine da più di cinquecento anni, con il concorso di quattro antiche confraternite locali.

“Siamo molto contenti, i riti della Settimana Santa sono un bene di grandissimo valore religioso, storico, artistico, e identitario, che appartengono all’intera Città di Corleone – ha dichiarato Don Vincenzo Pizzitola – è un riconoscimento che abbiamo auspicato. La Regione Siciliana ha accolto un’istanza presentata dalla precedente amministrazione del Comitato, guidata dal coordinatore Leo Pomilla e seguita successivamente anche dal nuovo responsabile Vincenzo Iannazzo. Il progetto è stato realizzato, su input di Giuseppe Puccio, il quale è stato anche curatore e relatore dell’elaborato di iscrizione, assieme a Leoluca Pomilla, Vincenzo Gallina, Vincenzo Iannazzo e Tanino Castro.
Questo riconoscimento consolida l’evento legato ai riti del Venerdì Santo a Corleone, come grande attrazione e traino turistico di un territorio importante, ricco di tante altre risorse culturali che meritano altrettanti e prestigiosi riconoscimenti.


Corleone, i riti della Settimana Santa vengono inseriti nel Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia

Filo diretto Monreale.it - 30 marzo 2018-

I riti della Settimana Santa a Corleone sono stati inseriti nel Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia. Un prestigioso riconoscimento arriva per la città di Corleone, la Commissione istituita presso l’Assessorato regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana ha così accolto la richiesta del Comitato Venerdì Santo a Corleone. La notizia è stata resa nota ieri sera, dal Presidente del Comitato Don Vincenzo Pizzitola, al termine della messa in Cena Domini, alla presenza di tutti i rappresentanti delle Confraternite.  

“Siamo molto contenti, essi sono un bene di grandissimo valore religioso, storico, artistico, e dentitario, che appartengono all’intera Città di Corleone – ha dichiarato il Presidente Don Vincenzo Pizzitola – è un riconoscimento che abbiamo auspicato. La Regione Siciliana ha accolto un’istanza presentata dalla precedente Amministrazione del Comitato, guidata dal Coordinatore Leo Pomilla e seguita successivamente anche dal nuovo responsabile Vincenzo Iannazzo. Il progetto è stato realizzato, su input di Giuseppe Puccio, il quale è stato anche curatore e relatore dell’elaborato di iscrizione, assieme a Leoluca Pomilla, Vincenzo Gallina, Vincenzo Iannazzo e Tanino Castro.

 

“Esprimiamo il nostro compiacimento anche per la motivazione formulata dalla Commissione regionale – ha detto il tutor del progetto Luca Gazzara – con questo riconoscimento si consolida l’evento legato ai Riti del Venerdì Santo a Corleone, come grande attrazione e traino turistico di un territorio importante, ricco di tante altre risorse che meritano altrettanti e prestigiosi riconoscimenti”. Infine ha esortato il Comitato a continuare a mantenere le tradizioni con immutata partecipazione.

foto di Giuseppe Crapisi


Rinnovato il consiglio Direttivo del Comitato Venerdì Santo a Corleone.

Vincenzo Iannazzo  è il nuovo Coordinatore (Confraternita S. Giuseppe d'Arimatea) .

Le cariche sono state rinnovate a seguito delle ultime elezioni Confraternali, che hanno visto anche l'elezione delle altre cariche sociali. Vice Coordinatori sono Vincenzo Gallina (Compagnia Dei Bianchi) e Giulio Maria Verro (Confraternita Maria SS. del Monte Carmelo), tesoriere Giovanni Gulotta (Confraternita Maria SS Addolorata) e segretario Salvatore Iannazzo ( Compagnia SS. Nome di Gesù). Al nuovo Direttivo auguriamo buon lavoro.

 

 


Corleone, rubata una stola di notevole pregio storico dalla Chiesa di San Martino

filo diretto Monreale.it, la redazione 29 marzo 2016

Già l’anno scorso si era verificato un tentativo di furto, poi sventato; in quell’occasione la stola era stata ritrovata prima della celebrazione dell’adorazione della croce che si svolge al mattino.  La stola, dotata di un notevole pregio storico, unica nel suo genere e realizzata esclusivamente per l’Adorazione della Croce e Crocifissione è strettamente legata alla celebrazione del Venerdì Santo a Corleone, evento vissuto in maniera straordinaria dalla cittadinanza.

La stola ripercorre la storia del Venerdì Santo, del Santo Sepolcro, la Croce piantata su una pietra con un serpente con la mela in bocca che ricorda il peccato originale, e il legno della Croce che diventa albero della vita e della salvezza e rappresenta i segni della Passione, la colonna, i bastoni con cui venne arrestato Gesù, la mano di Cristo che ferma la spada, il velo della Veronica in cui resta impresso il volto di Cristo, le insegne romane. Nella stola si ravvisa anche la presenza della dominazione spagnola, presente nella Diocesi di Monreale, la famiglia dei Torres che si ravvisa anche nella stola in cui viene raffigurata nell’abito liturgico con tre Torri.

Dopo aver conservato la stola nell’apposito cassetto, com’è solito fare, Padre Pizzitola, il decano della Chiesa di San Martino, si è stupito e sorpreso quando, finita la funzione non ha ritrovato la stola. Il prete ha notato il furto attorno alle 12, 12.30. Il pregiato oggetto è stato cercato anche da altri sacerdoti senza successo. Padre Pizzitola racconta amaramente di essersi recato alla Crocifissione con una stola rossa e diverse persone si sono accorte della mancanza della stola. Le ricerche sono continuate anche nel pomeriggio ma invano.

La notte di Pasqua a chiusura della celebrazione della vigilia il prete ha lanciato un altro appello, denunciando la scomparsa della stola e invitando chi l’avesse presa a restituirla, sottolineando che la suddetta non aveva un valore commerciale e monetario ma piuttosto storico. La cittadinanza si è mossa divulgando e pubblicando innumerevoli foto sui social network e invitando a restituire la stola. Nel corso della “Coronazione dell’Addolorata”, che si svolge la domenica sera, è stato rilanciato un altro appello alla presenza di qualche migliaio di presenti.

Ma ecco la sorpresa, la stola è stata lasciata dal presunto ladro ieri mattina dietro la porta della chiesa su via Verro dentro una busta di plastica.

Padre Pizzitola, trovando la busta, ha pensato che contenesse della carta da cestinare e chinandosi per raccoglierla si è reso conto che la busta conteneva la stola arrotolata.

La stola rappresenta quindi tutta la Passione – ha commentato Padre Pizzitola – Probabilmente è stata derubata credendo che la stessa avesse un valore commerciabile e miracolosamente ritrovata”.

 

 


Corleone, rubata e ritrovata una stola del 500.

giornale di Sicilia, di Marco Midulla 29 marzo 2016

Il paramento era sparito dopo i Riti del Venerdì Santo, ieri è stato lasciato sulla porta di casa del Decano della Madrice. La stola risalente al periodo dei Vescovi Torres, era stata trafugata anche nel 2015, ma poi il ladro l'aveva nascosta in cassetto temendo di essere scoperto. Un "pezzo" oggetto di grande devozione in paese, il furto aveva provocato grande scompiglio tra i fedeli. Mpnsignor Vincenzo Pizzitola, "Ringraziamo il Signore che ha mosso la coscienza dell'autore.


Il Venerdì Santo a Corleone

CITTA NUOVE - Venerdì 25 marzo 2016

Il nuovo giorno, un lungo giorno, incombe su Corleone denso di foschi presagi.
Dalle 7, ogni quarto d’ora, il silenzio è interrotto dal rombo provocato dallo scoppio di un mortaretto che viene sparato dalla casa detta ‘ri maschi’, che si trova su una rocca in alto, a perpendicolo sul Calvario: è il cosiddetto “sparo del quarto”. 
Il sole è già alto quando sul sagrato della Matrice giungono i confrati. Quando varcano la soglia del portone laterale, in chiesa tutto è già pronto per la solenne liturgia “In Passione Domini”. Con la celebrazione liturgica della Passione la Chiesa intera rivive, nella fede, la morte del Cristo suo Signore; è il silenzio che domina, misto ad un senso di vuoto: la prostrazione silenziosa dei sacerdoti celebranti esprime il silenzio dell’uomo davanti al mistero di un Dio che muore per amore. La lettura, a voci alterne, del cosiddetto ‘Passio’ è toccante e coinvolge i cuori. La chiesa è gremita di fedeli. Tutti si alzano quando dal fondo della navata appaiono i sacerdoti che conducono il simulacro del Cristo coperto da un panno viola. Piano piano, l’effigie del Cristo in Croce viene liberata dal panno che la occulta. 
Sacerdoti, confrati e fedeli si prostrano baciando i piedi del Crocifisso ‘della Catena’, accompagnati da canti penitenziali e inni alla Croce.
La funzione liturgica si avvia alla conclusione. In un ampio locale adiacente l’abside, il corpo del Cristo è adagiato sul lenzuolo che, tra poco, lo sosterrà nella salita al Calvario. Intanto, i confrati si avviano disponendosi su due file. Alcuni colpi di mortaretto accolgono il corpo del Cristo all’uscita dalla Chiesa.
Le tristi note della banda accompagnano l’inizio della toccante processione al Calvario. Il simulacro del Cristo, adagiato su un lenzuolo bianco, viene condotto verso il luogo della crocifissione dai sacerdoti.
Alla mesta processione partecipano i numerosi membri delle confraternite ‘Bianche’, istituzioni laiche la cui presenza a Corleone è documentata già nel XIII secolo, ma riconosciute dalla Chiesa solo due secoli più tardi). Il loro nome deriva dal colore del cosiddetto “cammìsu”, il lungo camice di lino indossato dai “fratelli”, che hanno il capo coperto da un cappuccio la cui estremità superiore è pieghettata a ventaglio. Il diverso colore della mantella distingue le confraternite (ognuna delle quali ha un compito ben preciso nei riti della Settimana Santa corleonese) e serve anche a creare uno spirito di fratellanza che annulla le differenze sociali dei membri.
La processione viene guidata dalla ‘Grande Croce’ dell’Ospedale dei Bianchi; due fanali, che la affiancano, simboleggiano la luce divina che si inoltra nelle vie del mondo lungo la strada che porta al Calvario.
Tre bambini ‘fratelli’ della compagnia dei “Santi Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo” (che precedono il Cristo e si distinguono dal colore rosso della mantellina) trasportano su altrettanti vassoi gli strumenti del supplizio: tre chiodi acuminati, la corona di spine, i martelli. 
Prendono parte alla processione sette Compagnie Bianche :  “Maria SS. del Carmelo” fu costituita nel 1600 ,  si distinguono dal colore marrone dell’abitino ed anch’essi portano una croce da cui pende una lunga benda bianca , dei “Santi Elena e Costantino” (che fu costituita nel 1200 per dare assistenza e beneficenza ai confrati e alle loro famiglie),  dei “Santi Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo”, e dei “Bianchi dell’Ospedale” (che diede origine alla celebrazione del Venerdì Santo a Corleone nel XV secolo) dei “Santi Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo”, di “Maria SS. del Carmelo”, dei “Santi Elena e Costantino” (che fu costituita nel 1200 per dare assistenza  ai propri Confratelli, Maria SS. del Rosario, Maria del Soccorso, e del Nome di Gesù quest’ultime tutte del XVI secolo .
Ogni confraternita è guidata dalla rispettiva cosiddetta ‘bacchetta’, un’asta che termina in cima con una piccola croce artisticamente lavorate in argento . 
La musica della banda tace. Si odono, ora, altri suoni: quello cupo del tamburo coperto da un drappo nero; quelli lugubri dei mortaretti che rimbombano dalla rocca “ri maschi” ; il canto dei fedeli.
La banda riprende a suonare, quando, dopo aver percorso le strade della zona più antica della città, la processione, già lenta, nell’acciottolata erta del Calvario rallenta ancora di più il passo. I gravi movimenti di confrati e fedeli sono accompagnati dalle note di un’austera marcia funebre che fa vibrare i cuori: fu composta tra il 1935 ed il 1936 dal maestro corleonese Pietro Cipolla in memoria del fratello Giorgio ed è a tutti nota semplicemente come “Marcia numero 14”, dal numero d’ordine che la stessa occupa nel libretto degli spartiti.
Il corteo giunge alla sommità del colle dove è issata la Croce. 
La semplicità del Calvario s’intona con la povertà del rito. Due sacerdoti salgono sulle scale appoggiate alla croce. Cristo viene issato lentamente e inchiodato.
I fedeli, che numerosi assiepano e circondano il colle, assistono commossi. E intonano tristi canti.
Alle 4 del pomeriggio, un ripetuto sparo di mortaretti (una ‘maschiata’, come la chiamano i corleonesi) ricorda che in quell’ora Cristo morì. Da questo momento, e fino a quando il Cristo non sarà deposto, ininterrotto sarà il commosso pellegrinaggio dei fedeli al Calvario. Rendono omaggio al Cristo crocifisso anche i confrati dell’Addolorata, che pregano mentre salgono al Calvario. Poi, giunti sotto la croce, intonano canti, riconoscendosi in Colui che muore e riconoscendo in Lui il fratello che redime dalla schiavitù del peccato del mondo - radice di tutti i mali -, che salva dalle giustizie negate e dalle dignità calpestate.
Mentre sul Calvario prosegue l’omaggio dei devoti al Cristo in croce, nel settecentesco Santuario dedicato a Maria SS. Addolorata (centro di tradizione religiosa e di formazione cristiana, civile e morale), si compie un rito antico: come si usava un tempo, donne e bambini porgono ad un confrate un fazzoletto bianco per asciugare il volto dell’Addolorata. 
Dopo, il simulacro della Vergine (l’immagine sacra più venerata dai corleonesi, quella che più d’ogni altra parla direttamente al loro cuore), viene preparato per l’imminente lunga processione notturna.
Colpi di tamburo si odono, mentre lunghe ombre già incombono sul paese. Si appressa l’ora delle Deposizione.
La ‘Grande Croce’ nera guida il corteo delle confraternite che salgono al Calvario: ‘Madonna del Carmelo’, ‘Santi Elena e Costantino’, San Giuseppe D’Arimatea e Nicodemo’, dei Bianchi.
Il cielo che fa da quinta alla scena sembra dipinto. Cristo, ormai morto, viene deposto dalla Croce. Il momento è suggellato da forti spari di mortaretto e da una toccante marcia funebre intonata dalla banda musicale.
I presenti, in raccoglimento, pregano commossi. La statua, posta sul lenzuolo bianco, viene portata a valle questa volta dai confrati  percorrendo al contrario l’itinerario fatto di giorno. Il passo, lento, segue le cadenze della musica. I fedeli seguono commossi.  Al suono della banda si sovrappone ora il caratteristico rumore della ‘troccola’ che detta i tempi per l’uscita del simulacro dell’Addolorata dal suo Tempio.
Disadorna, senza la corona, l’Addolorata incontra sul sagrato del Santuario il Cristo deposto. L’incontro della Madre con il Figlio non più in vita è uno dei momenti più suggestivi e commoventi dell’intera giornata: la corale, i confrati e tutti i fedeli intonano canti e lamenti caratteristici corleonesi, accompagnando l’evento in preghiera e in raccoglimento. Lo sparo di una potente ‘maschiata’ suggella il toccante momento, a testimoniare e rappresentare l’immenso dolore della Madre per la morte del Figlio. Il Cristo Deposto viene adagiato nella navata della vicina piccola Chiesa di San Nicolò. Fuori, i fedeli attendono l’uscita dalla chiesa della semplice ‘vara’ con il Cristo Morto, adorna di fiori e sormontata da una palma. Tutto è pronto per la lunga processione. E’ già sera quando, lentamente, il corteo si avvia dallo slargo. La processione (la cui struttura è ancora quella stabilita da un atto del 1863) è aperta dai devoti, che si dispongono su due file e recano in mano i ceri accesi. Alcuni sono a piedi scalzi per grazia chiesta o già ricevuta. Le flebili fiamme dei ceri creano un malinconico alternarsi di luci ed ombre nel quale si riflettono i volti dei fedeli, il loro dolore, il dolore della Madre che ha perso il Figlio.
Alcuni confrati precedono la vara del Cristo Morto. Altri la portano a spalla, facendo ondeggiare la palma che la sovrasta. Le Serve di Maria e i confrati dell’Addolorata con le lampade accese precedono la disadorna statua dell’Addolorata, portata a spalla. L’itinerario è rimasto uguale nei secoli. Per ore, la processione, seguita da una moltitudine di fedeli mai stanchi, andrà su e giù per le vie di Corleone toccando tutti i quartieri, percorrendo le nuove larghe strade e le strette vie del centro storico. La processione si conclude quando è già passata la mezzanotte. Il simulacro del Cristo rientra nella Chiesa di San Nicolò. Il volto delle Serve di Maria, che, conclusa lo loro processione, attendono l’arrivo dell’Addolorata, tradisce fatica e commozione. Qualche minuto dopo, sullo slargo sopraggiunge il simulacro dell’Addolorata, che viene accolto dallo sparo di mortaretti che vengono fatti brillare sotto la Rocca Sottana, la cui parete viene illuminata a giorno creando un suggestivo effetto scenico.
Ora anche il simulacro dell’Addolorata può rientrare nella chiesa da dove era uscito. La lunga giornata si conclude con un’ultima toccante scena: nella Chiesa di San Nicolò i confrati si dispongono a cerchio attorno al Cristo Morto. Inizia il rito del ‘bacia piedi’. E’ il popolo dei devoti a genuflettersi per primo. Poi, è la volta dei confrati ‘bianchi’. Sul paese non si odono più i rimbombi dei mortaretti e il silenzio del lutto regnerà sovrano fino alla mezzanotte del sabato, quando le campane e la solenne messa annunceranno che Cristo è risorto. Nel giorno di Pasqua, il giorno della vita, l’incoronazione del simulacro della Vergine e la benedizione dei Fiori suggelleranno la gioia per la Resurrezione e concluderanno i riti della Settimana Santa. 
Non solo tradizioni e folclore nei riti della Settimana Santa a Corleone, ma presa di coscienza delle radici cristiane della nostra civiltà, dell’appartenenza ad una Chiesa viva, aperta al mondo, testimone di speranza in Cristo Risorto, in sintonia con tutti gli uomini di buona volontà, senza distinzione culturale, religiosa o sociale, onde costruire un’umanità rinnovata nell’amore. 
Tutto finirà per poi ricominciare. Un anno ancora e la gente di Corleone (quella che vive qui e quella che ritorna da fuori per partecipare all’evento) si ritroverà unita a celebrare il Mistero della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo. Con immutata devozione percorrerà le strade che lambiscono chiese, vetusti palazzi, vecchie e nuove dimore, nelle quali è scritta la storia di questo paese, di questa comunità che guarda al suo glorioso passato per conservarne la memoria e su essa costruire il proprio riscatto. Ai giovani di Corleone il compito di salvaguardare e tramandare ai posteri tanto splendore, di sentirsi degni eredi dei tanti ingegni che li hanno preceduti, di diffonderne i valori ovunque e a chiunque. Perché la storia di questo paese, le opere che essa ha generato, i segni del forte legame che unisce i corleonesi alla fede, meritano di essere evocati e conosciuti non solo dai suoi figli vicini e lontani, ma da tutti.
DAL SITO ISTITUZIONALE DEL COMUNE DI CORLEONE

Salvatore Ciambra

fotografie ed altro vater_fotografo  - 03 APRILE 2015:   https://www.ciambra.it/?page_id=2080

Dalle 7, ogni quarto d’ora, il silenzio è interrotto dal rombo provocato dallo scoppio di un mortaretto che viene sparato dalla casa detta ‘ri maschi’, che si trova su una rocca in alto, a perpendicolo sul Calvario: è il cosiddetto “sparo del quarto”.

Il sole è già alto quando sul sagrato della Matrice giungono i confrati.

Quando varcano la soglia del portone laterale, in chiesa tutto è già pronto per la solenne liturgia “In Passione Domini”.

Con la celebrazione liturgica della Passione la Chiesa intera rivive, nella fede, la morte del Cristo suo Signore; è il silenzio che domina, misto ad un senso di vuoto: la prostrazione silenziosa dei sacerdoti celebranti esprime il silenzio dell’uomo davanti al mistero di un Dio che muore per amore.

La lettura, a voci alterne, del cosiddetto ‘Passio’ è toccante e coinvolge i cuori.

La chiesa è gremita di fedeli. Tutti si alzano quando dal fondo della navata appaiono i sacerdoti che conducono il simulacro del Cristo coperto da un panno viola.

Piano piano, l’effigie del Cristo in Croce viene liberata dal panno che la occulta.

Sacerdoti, confrati e fedeli si prostrano baciando i piedi del Crocifisso ‘della Catena’, accompagnati da canti penitenziali e inni alla Croce.

La funzione liturgica si avvia alla conclusione. In un ampio locale adiacente l’abside, il corpo del Cristo è adagiato sul lenzuolo che, tra poco, lo sosterrà nella salita al Calvario.

 

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I riti della Settimana Santa, quest'anno sono stati caratterizzati dal nuovo abito della Compagnia di Maria SS. del Monte Carmelo

dal blog il Venerdì Santo a Corleone , di Giuseppe Puccio          25 aprile 2012

I riti della Settimana Santa, quest'anno sono stati caratterizzati dal nuovo abito della Compagnia di Maria SS del Monte Carmelo,  in realtà come puntualizza il Presidente Giuseppe Puccio (nella foto) non si tratta di un nuovo abito ma del ripristino dell'abito da sempre in dotazione della Compagnia. Il nuovo abito e formato dal Saio Bianco con cappuccio sempre arrotolato , un Fratino colore Taneè (marrone scuro tendente al nero) ricamato con filo dorato davanti con una cornice di ghirlande e con l'immagine della Madonna del Carmelo, dietro con una cornice di ghirlande e con lo stemma MDC sovrastato da una corona  , il nastro avorio con l'estremità dorata, il cordone colore avorio e guanti bianchi. Esso è frutto di una collaborazione con il Nostro Padre Spirituale Mons Vincenzo Pizzitola e di intense ricerche tra i vecchi Confrati (alcuni abitini sono stati ritrovati) di ricerche  in archivio e di consultazione di vecchie foto . Il nuovo abito è stato presentato alla Cittadinanza durante  la cerimonia di Benedizione  avvenuta in Chiesa Madre giorno 31 marzo 2012 alla presenza di tutti i Confratelli . Grande la curiosità dei fedeli  che hanno partecipato ai Riti del Venerd' Santo con relativi apprezzamenti


Riconsegnata restaurata,  la statua del Cristo che viene issato sulla croce.

dal blog il Venerdì Santo a Corleone , di Giuseppe Puccio          25 aprile 2012

Nei giorni scorsi dopo un particolare restauro è stata riconsegnata dalla Dott Mancino la statua del Cristo (ligneo) che viene issato sulla croce, la statua è ritornata allo splendore iniziale,tantissimi particolari sono riemersi dopo il restauro voluto fortemente dal Comitato Venerdi Santo a Corleone. Un ringraziamento và alla Provincia Regionale di Palermo che ha finanziato il restauro grazie all' impegno ed all'interessamento del Consigliere Mauro Di Vita .Il restauro è stato seguito dalla Dott. Ivana Mancino , durante il restauro è emerso il pessimo stato di conservazione poichè su di essi non erano mai state effettuati restauri conservativi dalla realizzazione ma solo colorazioni e rattoppi di vario genere .


Corleone, mostra fotografica sul Venerdì santo firmata da Mario Cuccia

Giornale di Sicilia - 20 marzo 2012

PALERMO. Ottantacinque foto di Mario Cuccia, tutte di grande formato, in bianco e nero e a colori, raccontano cinquant’anni di Venerdì santo a Corleone e della imponente processione del Cristo morto circondato da centinaia di “fratelli” bianchi, che porta di mattina al Calvario e di notte in ogni strada della cittadina. I riti della Pasqua sono ricostruiti, anno per anno – dal 1960 al 2011 -  in tutte le loro sfumature. Queste immagini fanno parte della grande mostra storico-fotografica voluta dal Comitato per il Venerdì santo con il sostegno del Comune di Corleone. La grande mostra si aprirà venerdì 23 marzo per chiudersi il lunedì dell’angelo (9 aprile) nel complesso monumentale Sant’Agostino di Corleone. Dopo i saluti del sindaco Iannazzo, dell’assessore alla cultura Vintaloro e dell’arciprete decano don Vincenzo Pizzitola, presidente del Comitato per il Venerdì santo, interverranno i giornalisti Nino Giaramidaro, apprezzato critico fotografico, e Cosmo Di Carlo. Il maestro Giuseppe Di Miceli eseguirà al pianoforte alcuni brani della tradizione locale. Mario Cuccia, oriundo corleonese, vive da tempo a Palermo. Per lui la fotografia è un hobby nato da ragazzo che si è affinato nel tempo ed è diventato via via qualcosa di più, fino a portarlo alla pubblicazione di numerosi scatti su riviste e libri fotografici. E come un libro su ogni sospiro del Venerdì santo corleonese, è il pregevole catalogo della mostra edito dal Comitato per il venerdì santo con il contributo del Comune di Corleone. Foto Mario Cuccia

Riconsegnato ai cittadini l’antico Ospedale dei Bianchi di Corleone

Città nuove Corleone - 02 aprile 2010

Riconsegnato ieri alla città l’antico Ospedale dei Bianchi di Corleone. Oggi, dopo diversi anni, il Cristo che sarà posto sulla croce del monte Calvario, uscirà nuovamente dalla Cappella che è stata restaurata. Dalla cappella usciranno anche i confrati della rinata compagnia del “Nome di Gesù”. Al restauro del complesso architettonico esterno, con il rifacimento per intero della copertura, si è arrivati dopo decenni di polemiche tra gli enti proprietari dell’immobile: la confraternita dei Bianchi, La Curia Arcivescovile di Monreale ed il Comune di Corleone. Ieri pomeriggio alla cerimonia di Riconsegna il sindaco Nino Iannazzo ha ringraziato per la disponibilità all’accordo, che ha consentito la messa in sicurezza del complesso architettonico, l’arcivescovo di Monreale, monsignor Salvatore Di Cristina, l’arciprete decano monsignor Vincenzo Pizzitola, l’avvocato Mario Milone, in rappresentanza della Confraternita dei Bianchi, e tutti coloro che hanno collaborato, tra cui le maestranze, ma soprattutto i giovani della compagnia del Nome di Gesù, che hanno tirato a lucido la Cappella da dove oggi è uscito il Cristo in processione. E’ ritornato al suo posto anche il Crocefisso che era posto nel Tabernacolo dell’altare dell’altra Cappella interna dell’Ospedale, detta dell’Oratorio. L’edificio risale al 1400 ed all’interno della terza cappella vi è la tomba di Oddone de Camerana, erede del condottiero che per concessione dell’Imperatore Federico II, ripopolò queste contrade con uomini che provenivano dall’Oltrepò pavese, prevalentemente dalla zona di Tortona. La confraternita diede poi alla città nel 1476 l’ospedale, detto appunto dei Bianchi. L’antica insegna che sovrasta il Portone d’ingresso è stata restaurata dall’artista, pittore ed ebanista corleonese, Dino Paternostro. “A lui va il sentito ringraziamento della città”, ha detto il sindaco Iannazzo nel suo intervento. L’opera di restauro è iniziata con l’ex sindaco Nicolò Nicolosi, che fece inserire nella finanziaria statale 2006 il finanziamento. L’attuale amministrazione comunale ha spostato 600 mila euro destinati alla progettazione per realizzare il tetto, che consentirà ora di effettuare la rimanente parte del restauro in sicurezza. Nel corso dei lavori, lo scorso anno, ignoti hanno rubato il pavimento in maiolica del 1700 della cappella dell’Oratorio. Ieri il sindaco Iannazzo ha invitato gli “ignoti” ladri a restituirlo. Delle maioliche vi sono infatti le immagini ad alta definizione e per ogni singola mattonella si potrebbe essere accusati di furto aggravato e nella migliore delle ipotesi di ricettazzione. Un’immagine del pavimento è stata stampata in un manifesto che è stato presentato ieri, ed affisso alla porta d’ingresso della cappella della Trinità. Questa sera dopo la processione si rinnoverà l’omaggio al Cristo deposto, che sarà finalmente collocato nella nuova cappella restaurata. -  02 aprile 2010- foto tratta dal web


Settimana Santa a Corleone con la tradizione dei Bianchi

Live Sicilia- di Andrea tuttoilmondo- lunedi 29 marzo 2010

Tra le Confraternite che animano ogni anno la settimana Santa di Corleone, quella dei Bianchi dell’Ospedale (nella foto di Vincenzo Briganti) è certamente una delle più antiche e ricche di storia. Sebbene non sia possibile indicare con esattezza la data precisa della sua nascita, la “Venerabile Compagnia dei Bianchi dell’Ospedale” è da far risalire con ogni probabilità al periodo compreso intorno alla seconda metà degli anni ‘60 del XV secolo. In generale l’intera storia della spedalità del paese in provincia di Palermo è stata sempre connessa all’attività dei Bianchi e dei suoi confratelli. Uomini che, con profonda devozione e  spirito di sacrificio, hanno saputo prima realizzare e poi gestire sino alla metà del ‘900, uno dei più importanti complessi artistici e monumentali del paese: l’ospedale dedicato allo “Spirito Santo” prima,e a “Vittorio Emanuele III” dopo. Proprio per questa nobile causa, tra il 1617 e il 1678, la Confraternita decise di allestire la celebrazione del Venerdì Santo, chiamando a raccolta le altre congreghe “Bianche” e trasformandola in una delle più importanti celebrazioni religiose del paese. Un’attività fervida che però ha risentito, con il passare dei secoli, di un progressivo ridimensionamento delle risorse economiche derivanti dalle elemosine. Un processo andato avanti fino al giorno dell’attivazione del nuovo complesso ospedaliero, e la nascita del servizio sanitario nazionale. A questo si è aggiunta la forte ondata migratoria che ha interessato Corleone, soprattutto nel corso del XX secolo, che ha privato la Confraternita dei Bianchi dell’Ospedale di un significativo cambio generazionale. Eppure, da alcuni anni a questa parte, in controtendenza con il passato, si è assistito ad una riscoperta da parte delle nuove generazioni, di quei valori simbolici legati all’attività religiosa di Corleone. Un fatto che ha giovato, in primis, proprio alla Confraternita dei Bianchi dell’Ospedale che dall’inevitabile prospettiva di una estinzione oggi, con l’arrivo di giovani confrati, può guardare con maggior serenità al proprio futuro, e alla tutela di quelle tradizioni che costituiscono il patrimonio culturale inestimabile del nostro territorio.


La Passione di Cristo

comunicato stampa - Corleone 05 aprile 2009

Comitato Venerdi Santo a Corleone

dal blog Venerdì Santo a Corleone

Il Comitato, ringrazia l'amministrazione Comunale tutta ed in modo particolare il Sindaco Antonino Iannazzo, l'Assessore alla Cultura e Turismo Carlo Vintaloro , l'Assessore all'ambiente Giuseppe Giandalone, per l'impegno profuso affinche venisse realizzata la Sacra Rappresentazione vivente della Passione di Cristo. Si ringrazia la Regione Sicilia ed in modo particolare l'Assessore al Turismo Giambattista Bufardeci e l'Assessore ai Beni Cultura Antonello Antinoro-

Un ringrazimento Particolare và alla Compagnia teatrale Cepros "Pino Palazzo" perchè ha realizzato una rappresentazione spettacolarmente imponente con attori del luogo, nel rispetto rigoroso della verità storica e religiosa, a tutti gli attori, ai tecnici, agli operai e a tutti quanti si sono adoperati per la realizzazione. Una menzione particolare per i Signori Badami Giacomo, Labruzzo Giuseppe, Scalisi Leo, Paternostro Domenico.

Grazie a tutta la Cittadinanza per aver partecipato con ordine e commozione alla Sacra Rappresentazione. Infine Vogliamo ricordare e Ringraziare i Vigili Urbani, il Commissariato di Polizia e l'Arma dei Carabinieri.

Il Presidente del Comitato Venerdi Santo a Corleone

 

Don Vincenzo Pizzitola


Finalmente è ritornata più bella che mai la statua della Madonna Addolorata di Corleone.

Corleone 22 marzo 2009

Programma:

alle ore 17,00 a piazza S.Lucuzza scopertura della statua e processione del simulacro in Matrice con la partcecipazione di tutte le Confraternite

ore 18,30 Presentazione del restauro del Prof. Gaetano Correnti.

ore 19.00 Celebrazione Eucaristica Celebrata da Sua Eccellenza Mons. Salvatore Di Gristina.

 

dal blog - il Venerdì Santo a Corleone 22 e 25 marzo 2009

Veneriamo l’immagine o Maria che i Padri nostri ci hanno tramandata
all’antico splendor riconsegnata; rendici nuovi Vergine con Te! Una delle strofe del meraviglioso inno che abbiamo ascoltato, sintetizza tutto ciò che questa comunità sta per vivere questa sera. Infatti stiamo venerando l’immagine di Maria SS. Addolorata che ci è stata tramandata dai nostri Padri .Per noi corleonesi “A bedda Matri Addilurata “.- Oggi ci viene riconsegnata, dopo questo restauro, che gli ha fatto riacquistare il suo splendore originale. L’immagine che oggi si pone ai nostri occhi è a dir poco straordinaria; certo anche prima per noi era comunque bella. Ma la drammaticità che si scorge oggi da questo dolcissimo volto,risulta amplificato rispetto a quello che il velo di fumo e di sporcoche la ricoprivano, ci lasciavano intravedere. I nostri padri ci hanno trasmesso un amore per l’ Addolorata;in questa statua hanno sempre visto l’immagine, della mamma di Gesù, che soffre, senza mai disperarsi, senza mai scoraggiarsi. Il popolo corleonese, si è identificato con questa Addolorata, scorgendo nel suo dolore il proprio dolore. Sono circa 260 gli anni trascorsi da quando questa statua è arrivata a Corleone. Quante preghiere; quante promesse; quante conversioni; quante processioni a piediscalzi; quanti bigliettini nascosti all’interno di questa statua, dove si chiedevano grazie o si affidavano alcuni messaggi (il prof. Correnti né sa qualcosa). Quanta cera si è consumata davanti a questa immagine; quanti viaggi dei nostri concittadini emigrati, che rinunciavano alle ferie di agosto perpoter partecipare alla processione del Venerdì santo o alla processione del 15 settembre; quanti fazzoletti passati sul volto per il Venerdì santo; quanti fiori benedetti e distribuiti ai fedeli per l’incoronazione. Quante grida e pianti, quando nel 1976, a causa delle piena nel fiume San Nicolò, stava per franare la chiesa, quando per mettere in sicurezza, la statua è stata trasferita nella chiesa di Santo Agostino. Qualche anno fa, quando si partoriva ancora nelle proprie abitazioni, nei parti difficili ci si affidava alla Vergine Addolorata e si correva in chiesa a prendere la spada come segno di presenza della Vergine; tanto diventò frequente questa devozioneche spesso la statua rimaneva senza spada, e così ne hanno procurata un’altra. Nei lunghi periodi di siccità o di pioggia, di guerra o terremoto, veniva portata in processione di penitenza con il Crocifisso della Catena o con San Leoluca 
e San Bernardo. Il 16 settembre 2008, nel primo pomeriggio la nostra Addolorata veniva accompagnata a Misilmeri nello studio del prof. Correnti, da tanti confrati e consorelle; da allora abbiamo seguito le varie fasi del restauro quasi settimanalmente. La gente ci chiedeva informazioni, si interessava e voleva sapere, qualcuno affettuosamente mi diceva “salutami la Madonnina”. Abbiamo organizzato visite aperte a tutti, dove siamo stati presenti tante persone. Il prof. Correnti ci ha fatto vedere come con un batuffolo di cotone imbevuto in un semplice solvente riusciva a rimuovere lo sporco ed il fumo.” Avevate un tesoro nascosto ci ha detto”, dopo i primi interventi. In queste ultime settimane poi a Corleone, la gente ne ha parlato, ha commentato, ha fatto girare qualche foto; ed il giudizio è stato senz’altro positivo. Un confratello alla vista di una foto ha avuto questa espressione: Mi…ma…… chi si livò u luttu” ?Si è vero la nostra “ Beddamatri Addilurata” si è tolto il lutto. Del resto Gesù è Risolto. E anche a noi Lei, la Vergine Santissima ci chiede di togliere il lutto, di rivestire le vesti della luce, di abbandonare il peccato,e allora chiediamo alla nostra mamma Addolorata, così come dice, l’ultimo versetto dell’inno che abbiamo cantato stasera: Rendici, nuovi Vergine con Te! Amen!.

A nome della Confraternita, voglio ringraziare: Sua Eccellenza l’Arcivescovo; la curia Arcivescovile; la Sopraintendenza ai Beni Culturali, il Prof. Gaetano Correnti e tutti i suoi collaboratori, che si sono entusiasmati, e che hanno accolto le nostre numerose invasioni nel loro laboratorio. Voglio ringraziare la signora Rosanna Di Fresco in Pomilla, per il restauro del prezioso baldacchino in pittura, datato 1934; la signorina Bice Marino per averlo rammendato e ricucito, il Sign. Di Fulco Salvatore per aver restaurato “u scanneddu” e il Sign. Piero Cerrito per aver rifatto il nuovo impianto d’illuminazione. Un grazie al Sign. Sindaco e all’Amministrazione comunale; alle Forze dell’Ordine, grazie ancora al Decano Don Vincenzo Pizzitola, per sua collaborazione e per averci messo a disposizione la Chiesa madre; ai Parroci, alle Confraternite. Le Amministrazioni Maschile e Femminile della nostra Confraternita voglio ringraziare inoltre tutti coloro che sono intervenuti con le proprie offerte economiche; tutti coloro che hanno contribuito con il proprio lavoro e il proprio servizio alla realizzazione di questo restauro: (come sapete per nostra scelta non finanziato da alcun ente, ma dalla confraternita e dalle offerte di voi fedeli); ed infine un grazie di vero cuore al nostro amatissimo Rettore del Santuario Don Giuseppe Provenzano.

Corleone 22 marzo 2009

Il Presidente della Confraternita

 

Mario Giuseppe Castro


I Riti della Settimana Santa a Corleone

Città Nuove, Dino Paternostro - 11 marzo 2009

La manifestazione “I Riti della Settimana Santa a Corleone” nasce dalla volontà da parte dell'Amministrazione comunale di promuovere, sia a livello nazionale che internazionale, il territorio di Corleone. Lo dice in un comunicato stampa l'assessorato alla cultura e al turismo del comune, che aggiunge: "La manifestazione è promossa in collaborazione con il comitato “Venerdì Santo a Corleone”, formato dai rappresentanti di tutte le Confraternite che vi partecipano, che grazie alle conoscenze di cui sono depositarie sono state capaci di far vivere e tramandare nei secoli la manifestazione del “Venerdì Santo”. E’ intenzione pertanto realizzare una manifestazione che la valorizzi, attraverso le tradizioni popolari, che da sempre registrano una sentita partecipazione dell’intera comunità cittadina e di tantissimi visitatori. La manifestazione, vedrà protagonisti cultura e tradizioni del nostro territorio, si attuerà con la promozione della cultura e delle tradizioni popolari e con i riti della Settimana Santa 2009".

 

Questo il programma della manifestazione

Il programma del Venerdì Santo a Corleone

 

PROGRAMMA E LOCATION

Sabato 04 aprile 2009 ore 18.30
Rappresentazione teatrale “La Passione”
sacra rappresentazione vivente per le vie della città di Corleone
Villa comunale, Piazza S. Maria, Largo S. Rocco, Piazza Nascè, Piazza Garibaldi, Piazza S . Agostino e Piazza Asilo

Giovedi 09 aprile 2009 ore 19,00
Messa in "Cena Domini"
Chiesa Madre

Giovedi 09 aprile 2009 ore 21,00
Visita alle sette chiese della reposizione (sette Sacramenti)
Chiese di San Martino, Santa Rosalia Sant’Elena,Santa Maria,
Maria SS delle Grazie, San Leoluca e Maria SS Addolorata

Giovedi 09 aprile 2009 ore 23,00
Adorazione notturna
Santuario Maria SS Addolorata

Venerdì 10 aprile 2009 ore 11,00
Adorazione della Croce
Chiesa Madre

Venerdì 10 aprile 2009 ore 13,30
Processione al Calvario per la crocifissione
Chiesa di San Ludovico

Venerdì 10 aprile 2009 dalle ore 16,00 alle ore 20,00
Visite al Calvario delle confraternite, gruppi e comunità parrocchiali
Cda Calvario

Venerdì 10 aprile 2009 ore 20,00
Deposizione dalla Croce
c.da Calvario

Venerdì 10 aprile 2009 ore 20,30
Processione con l'Addolorata e il Cristo morto per le vie cittadine
Piazza S. Nicolò

Venerdì 10 aprile 2009 ore 24,00 circa
Rito del "baciapiedi del Cristo Morto"
Piazza S. Nicolò

Domenica 12 aprile ore 20,00
Incoronazione dell'Addolorata
Piazza S. Nicolò

 


Corleone, dopo quarant'anni in processione col cappuccio.

Il Questore toglie il veto "anti-mafia" per i riti della Pasquadopo gli arresti dei grandi latitanti Riina e Provenzano

La Repubblica - di Francesco Merlo

NASCONDERSI in latino si dice lateo, quindi latitare, quindi latitante. Adesso che Corleone non ha più i grandi latitanti di mafia, adesso che Riina e Provenzano non possono più nascondersi nelle botole, sottoterra e nelle campagne attorno al paese, dove vivevano protetti da fucili e crocefissi, da bombe a mano e da altarini alla Madonna, adesso è a tutti i devoti di Corleone che viene concesso di rimettersi il cappuccio, di nascondersi, di latitare. 
Per Corleone, liberata dalla mafia, il cappuccio diventa dunque una libertà, un diritto restaurato. In questo senso ha fatto bene il questore di Palermo ad autorizzare la latitanza, a restituire il burqa maschile del venerdì santo dopo quaranta anni di illuminismo coatto. 
E però secondo noi è la Chiesa che non avrebbe dovuto chiederlo. La Chiesa, così attenta ai segni e ai significati, avrebbe dovuto approfittare di questi quaranta anni di processioni a viso aperto per liberarsi di un arcaismo devozionale che celebra l'inquisizione e i simboli penitenziali della sua storia peggiore: la controriforma e l'autodafè, le violenze contro gli eretici e le torture, ma anche l'impunità degli assassini, quelli con i mitra sotto il mantello raccontati nel Padrino di Marlon Brando. Il cappuccio è il berretto calato sul viso dei mafiosi pronti all'agguato, "picciotti amuninni"; è il passamontagna dei guerriglieri del subcomandante Marcos, è molto più aggressivo delle barbe, ben più spavaldo e arrogante degli stessi simboli militari. 
Perché la Chiesa sente il bisogno di restaurare questa pratica? Non c'è nulla di più pagano dei cappucci che, come notarono Leonardo Sciascia e Ferdinando Scianna in quel famoso libro del 1965 (Le feste religiose in Sicilia) hanno carattere espiatorio e dunque tolgono religiosità alla religione, danno alla rappresentazione un carattere strano, eliminano qualsiasi traccia di allegria, non solo dalla processione, ma dallo stesso Dio, reso cupo come gli umori dei preti inquisitori, controriformatori e in malafede, di cui la Chiesa giustamente si è vergognata e ancora si vergogna, al punto da avere chiesto scusa a tutti i martiri, alle vittime dei "cani del Signore". 

E' intoltre difficile immaginare una richiesta più intempestiva di questa. Nel momento in cui in tutto il mondo occidentale si discute dell'opportunità di proibire i veli, lo chador, il burqa, insomma i simboli dell'oppressione islamista contro le donne, come fa la Chiesa a incappucciarsi e a farsi latitante? 
E' vero che sono feste popolari molto sentite, esplosioni collettive dell'anima antica e oscura per un tema liturgico, quello della Passione, che è fatto di infamie: il tradimento (Giuda), l'assassinio (Cristo), lo strazio della Madre Addolorata (la Madonna). Ed è vero che non esiste nulla di così affollato come le feste religiose della Sicilia spagnola. Si capisce insomma che la Chiesa, in crisi di vocazioni e di consenso, cerchi la folla. Ma le processioni degli incappucciati non sono i raduni di piazza dei Papa boys, dei ragazzi di Giovanni Paolo II che cantavano e ballavano, ma sono il loro contrario: sono le palestre del rancore popolare, un concentrato di antichissima ferocia pagana. Nel cappuccio sono infatti depositate tutte le pratiche più lugubri, prescristiane e anticristiane. E ci sono anche le astuzie del peccato, il nascondimento che permette di consumare l'adulterio narrato da Verga, il masochismo dei flaggellanti, tutto un armamentario devozionale che è apparentato con le processioni sciite, con il peggio del fondamentalismo e del fanatismo di massa dell'Iran. 
Evidentemente davvero la Chiesa pensa che restaurando tutte le vecchie pratiche, dal latino al diavolo, dalle fiamme dell'inferno al cilicio, dal cappuccio alla scomunica, ritorneranno anche i vecchi trionfi: la santità, le vocazioni, il consenso. Ma è un'idea meccanica che non ha nulla di civile. Non è certo così che il cattolicesimo può riconquistare la modernità, con l'armeria spirituale della più cieche rabbie collettive. 
Per lo Stato rimettere il cappuccio ai devoti di Corleone è sì la fine di una discriminazione ai danni della religiosità di quel paese, ma è anche un atto di arroganza contro i cappucci di altre religioni. Per la Chiesa è un'altra confessione di debolezza. E' ancora una prova della grandissima fragilità di un Vaticano che più si incappuccia e più si imprigiona, più si nasconde e più si rivela. 

(5 aprile 2007)

Crolla il ponte di San Nicolò

Dopo il crollo del Ponte di San Nicolò, il Simulacro di Maria SS. Addolorata viene trasferito nella chiesa di Sant'Agostino

foto archivio Vincenzo Briganti - 1976 -



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